GIORNATA DELLA MEMORIA 27 gennaio 2026
La memoria non è il passato. È una responsabilità.
La storia è una maestra di vita.
Ma come ogni lezione, serve qualcuno disposto ad ascoltarla.
La Giornata della Memoria nasce da fatti accaduti ieri: nomi, volti, numeri che raccontano un’umanità spogliata della propria dignità. Non è solo il ricordo dell’orrore, ma il ricordo di dove può arrivare l’uomo quando smette di vedere l’altro come persona.
E oggi?
Oggi quei fatti non sono polvere negli archivi. Cambiano forma, linguaggio, confini. Tornano nei muri che si rialzano, nelle parole che dividono, nell’indifferenza che normalizza l’odio. Tornano ogni volta che pensiamo “non mi riguarda”, “non è così grave”, “è sempre stato così”.
Allora la domanda non è solo cosa è successo, ma cosa ne abbiamo fatto di quella memoria.
L’abbiamo trasformata in consapevolezza o l’abbiamo ridotta a una ricorrenza?
In responsabilità o in un rituale vuoto?
Ricordare non serve a guardare indietro con paura, ma avanti con attenzione.
La memoria non è un esercizio del passato: è una scelta quotidiana.
Sta nel riconoscere i segnali prima che diventino tragedia.
Sta nel difendere l’umanità, anche quando è scomodo.
Perché la storia insegna.
Ma siamo noi a decidere se imparare.
Come comunità, siamo chiamati a fare della memoria uno strumento di consapevolezza e di impegno quotidiano, affinché il ricordo diventi azione e il passato continui a essere monito per il presente e per il futuro.
SERVIZIO DI COMUNICAZIONE
Resp. Francesca Orfeo
La memoria non è il passato. È una responsabilità.
La storia è una maestra di vita.
Ma come ogni lezione, serve qualcuno disposto ad ascoltarla.
La Giornata della Memoria nasce da fatti accaduti ieri: nomi, volti, numeri che raccontano un’umanità spogliata della propria dignità. Non è solo il ricordo dell’orrore, ma il ricordo di dove può arrivare l’uomo quando smette di vedere l’altro come persona.
E oggi?
Oggi quei fatti non sono polvere negli archivi. Cambiano forma, linguaggio, confini. Tornano nei muri che si rialzano, nelle parole che dividono, nell’indifferenza che normalizza l’odio. Tornano ogni volta che pensiamo “non mi riguarda”, “non è così grave”, “è sempre stato così”.
Allora la domanda non è solo cosa è successo, ma cosa ne abbiamo fatto di quella memoria.
L’abbiamo trasformata in consapevolezza o l’abbiamo ridotta a una ricorrenza?
In responsabilità o in un rituale vuoto?
Ricordare non serve a guardare indietro con paura, ma avanti con attenzione.
La memoria non è un esercizio del passato: è una scelta quotidiana.
Sta nel riconoscere i segnali prima che diventino tragedia.
Sta nel difendere l’umanità, anche quando è scomodo.
Perché la storia insegna.
Ma siamo noi a decidere se imparare.
Come comunità, siamo chiamati a fare della memoria uno strumento di consapevolezza e di impegno quotidiano, affinché il ricordo diventi azione e il passato continui a essere monito per il presente e per il futuro.
SERVIZIO DI COMUNICAZIONE
Resp. Francesca Orfeo